lunedì 27 febbraio 2017

Intervista a Fabio dei Sinoath

Il primo concerto dei Sinoath lo vidi nel 1992 o giù di lì, nell'unico centro sociale della mia città, di supporto ai brasiliani Korzus. Si presentarono con tutto l'armamentario scenografico che da lì a breve avrei scoperto essere una caratteristica dell'intero filone black e per me fu una botta pazzesca. Credo la prima "botta" in ambito propriamente black/death. Che sono dei precursori del metal estremo atmosferico è innegabile, come tempo addietro lo furono per il thrash/death i loro concittadini Schizo. Fra vari tira e molla durati più di un ventennio e cambi di line-up radicali, sono tornati con due membri originari e con un nuovo ep, anche se in fin dei conti durante questa chiacchierata si parla più del passato che del futuro del gruppo, ma da un inguaribile romantico come me non c'era da aspettarsi altro. L'intervista risale a un anno fa, nel frattempo i Sinoath hanno intrapreso l'attività live e alcune curiosità ho avuto modo di soddisfarle vedendoli in concerto. Risponde Fabio...


I Sinoath nel 1990




Mi racconti come sono nati i nuovi pezzi e che sensazioni hai provato a risuonare con il tuo socio dopo tutto questo tempo? Gli altri membri del gruppo da quali esperienze musicali provengono?

Tutto è nato nell'estate del 2014 quando incontrai Salvatore, il primo batterista dei Sinoath, al Metal Camp Sicily 3, dove suonai con i The Ancient War. Lì iniziammo a parlare di un possibile ritorno dei Sinoath, e pochi mesi dopo eravamo già chiusi in sala prove. I nuovi membri sono Alessio Zappalà al basso e Francesco Cucinotta (che proviene da Felis Catus, Rhino ed altri progetti) alla voce e, adesso, anche alla chitarra solista (nell'ep ha inciso solo le voci). In “Meanders of Doom” è presente pure Massimo Chiofalo che ora non fa più parte della band e per giustizia di cronaca vorrei far presente che nei primi mesi ha provato con noi Carlo Carbone degli Art Inferno di Messina. Adesso la line-up è solida ed amalgamata.

mercoledì 22 febbraio 2017

Intervista a Damien Thorne degli Occultator

"Suonare metallo è una scelta precisa: restare losers a vita, nessuna gloria, nessuna retribuzione, solo il piacere di diffondere il verbo"


Occultator è il monicker sotto il quale si cela l'ennesima immorale creatura portatrice sana di sonorità antiche e marce fino al midollo, formata dai valorosi true defenders sopravvissuti nello stretto di Messina, individui che si ammucchiano in gruppi come Bunker66, Humanoidz From The Deep, Fangtooth, Lich, e forse ne dimentico qualcuno. Una decina di mesi fa ho posto qualche domanda al bassista Damien Thorne, noto ai più come Peppe Simmons, con l'intenzione di pubblicare l'intervista nel prossimo numero cartaceo di Porrozine. Così non fu.  UH!




Inizierei con le peculiarità, i vizi e le virtù dei membri che compongono gli Occultator...

Gli Occultator sono Damien Thorne al basso, Animal Profanator alla batteria e Painkiller alle chitarre. A livello di vizi/virtù mi sa che le due cose coincidono. Nonostante la nostra età non proprio freschissima ci ostiniamo a “consumare” metallo, sia come ascoltatori che come modesti esecutori, indubbiamente è un vizio, anche costoso purtroppo, ma può anche essere visto come una virtù, incuranti delle mode infatti, proseguiamo in maniera bovina a tirare dritti nelle nostre visioni portatrici solo di fallimenti ma anche di effimere ed inutili soddisfazioni. Potrei anche parlarti del fatto che esistono filmini privati “hot” di Animal in compagnia di nani/e ed elfi non proprio vestiti e della sua passione smodata per le tette strabordanti o di alcuni scatti compromettenti riguardanti Painkiller ma preferisco “sopravvolare”...

Chi non conosce il movimento metal messinese potrebbe pensare che ci sia un bel fermento da queste parti, in realtà credo siano sempre gli stessi disagiati a formare e sciogliere gruppi di un certo tipo... 

Purtroppo si, a Messina in effetti non si può parlare di “scena”... siamo sempre gli stessi quattro losers a fare e disfare bands, gli Occultator sono un mix di Bunker66, Fangtooth e Lich, anzi, ti anticipo in esclusiva mondiale che è già partito un nuovo progetto con me, Animal Profanator e Desekrator Of The Altar che, sotto il monicker Necromansy, si sta accingendo a sfornare l’ennesimo tributo al metallo che fu!

lunedì 20 febbraio 2017

Intervista a Gigio dei SudDisorder

Continuo con il ripescaggio. Anche questa intervista, come quella dei Vento d'Ottobre, risale a circa un annetto fa. Nel frattempo i SudDisorder si sono sciolti, fortunatamente lasciandoci in dono un vinile di rara intensità, al quale ho avuto il piacere di collaborare con le grafiche interne. Vale lo stesso discorso fatto per l'intervista precedente: troppo vecchia per apparire su carta, ma parecchio interessante per finire nel dimenticatoio...


foto di Peppe Pascale


Partiamo da "Città Deserte", registrato nel 2013 e non ancora uscito "ufficialmente". Nonostante questo, mezza Italia conosce a memoria i vostri testi (web power!) e sotto al palco (ma anche sopra, a lato, dietro...) riuscite a creare costantemente il caos. Cos'è successo? Quando avremo il piacere di tenere in mano qualcosa di "materiale" dei SudDisorder? Nel frattempo, avete composto nuovi pezzi?

Bella Porrazzo! qui Gigione... a questo giro mi tocca rispondere! E visto che è per Porrozine, lo faccio con tremendo dispiacere... quasi quasi sento la mancanza della Birra Messina, della colazione con brioche e arancini... vabò, lasciamo stare, parliamo dei SudDisorder!
L’idea era di formare una banda compatta e dinamica, con idee ben chiare fin dall’inizio, soprattutto nel coinvolgimento e nell’impegno personale verso questo progetto. Formazione ridotta a tre strumenti, capaci di soddisfare una sezione ritmica quadrata e semplice con parti cantate più comprensibili ed efficaci, rispecchiando le sonorità e l’influenza della nostra terra e del nostro modo di intendere e vivere la musica. “Città deserte” è il nostro primo lavoro in studio che racchiude un anno di attività e si divide in due parti, due differenti sessioni di registrazione, la prima è una demo di 6 brani registrata a novembre del 2013, la seconda di 5 brani registrata nei mesi seguenti. Insieme vanno a comporre il primo album lungo che uscirà a breve in versione LP e CD, coprodotto da diverse etichette DIY e indipendenti. Come ben dicevi, in rete la storia dei SudDisorder è girata alla grande e abbiamo avuto un ottimo riscontro, abbiamo girato e suonato ripetutamente in lungo e in largo per la nostra penisola, e un mese pieno per la penisola iberica. La banda ha convinto un po’ tutti, forse anche troppo eheheh! E in breve tempo ci siam ritrovati catapultati nel pogo e nello sfracello generale, con microfoni nei denti, gente calpestata e sconnessa, corpi senza vita e calci’n’bocca alla pugliese che non guastano mai! Ai pezzi nuovi ci stiamo lavorando, alternandoci a tutti gli sbattimenti della vita. Bisognerebbe dedicarcisi completamente, invece a volte si è sbattuti in mille cose ed è difficile rimanere concentrati. Comunque siamo ben proiettati per quest’altra annata di iniziative, concerti e strade da macinare!

domenica 19 febbraio 2017

Intervista a Giacomo dei Vento d'Ottobre

Questa intervista risale al novembre del 2015. Avrei voluto inserirla nel nuovo numero della fanzine, ma il tempo passa e la bradipe abitudini non cambiano quindi è rimasta dentro la cartella "Porrozine #8" del mio pc, fino ad oggi. La fanzine uscirà prima o poi, il 2017 credo sia l'anno buono, però questa chiacchierata è un po' datata per apparire su dei fogli che circolano con una media di 3-4 anni gli uni dagli altri... non troppo datata, in compenso, per condividerla su questo blog.


Quando Giacomo mi contattò non ero tanto propenso a continuare con le coproduzioni, ma gli Ingegno -la sua vecchia band- erano un gran gruppo, i nuovi pezzi che mi aveva appena inviato erano una bomba, gli altri coproduttori tutte facce note e due spicci da parte li avevo, tutto coincideva, così accettai dopo una prima risposta titubante, e -detto fra noi- sono strafelice di averlo fatto. Ecco cosa ci siamo detti...




Voi le leggete le biografie dei gruppi? Io di solito no, ma dei Vento d'Ottobre non si sa davvero nulla, quindi... chi, cosa, quando, dove e soprattutto perché?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti anche in questa sede per averci dato una mano a far uscire il nostro primo lavoro, avendo -con grande entusiasmo- preso parte alla coproduzione del disco insieme ai ragazzi delle altre etichette. A dire il vero non è che ci sia molto da dire riguardo la biografia del gruppo, abbiamo all’attivo pochi concerti e un solo album uscito ad ottobre 2015. Diciamo che l’idea iniziale del progetto è stata la mia, ormai più di un annetto fa. Ho contattato vecchi e nuovi compari in zona Perugia, militanti all’epoca con i Brave (Alvaro alla chitarra e Andrea alla batteria) e con i Locked In (Napo al basso), riuscendo insieme a definire il nucleo originario. Dopodiché, più o meno dallo scorso inverno, si è aggiunto alla chitarra anche Toffolo ex Lucida Follia, la cui presenza ci ha permesso di completare la line-up e di cominciare a fare le cose un po’ più seriamente. Da ultimo, proprio quest’estate, si è aggregato anche il nuovo bassista Alessio (già batterista dei La Horde) in sostituzione a Napo, che ha dovuto abbandonare il gruppo a causa di impegni lavorativi. In questo annetto circa abbiamo scritto e poi registrato i pezzi, con i dovuti tempi e in realtà senza eccessive pretese iniziali. Tuttavia, mano a mano che si andava avanti con la stesura e l’incisione delle canzoni, ci accorgevamo che le stesse uscivano fuori in maniera abbastanza discreta, e alla fine il risultato è stato “Avete più paura Voi”. Non che sia un disco di platino eh, ma devo dire che noi personalmente siamo abbastanza soddisfatti del risultato. E in fin dei conti penso sia questo ciò che sta a cuore a chi compone e suona. Chi ha familiarità con l’hardcore punk non si esimerà certo dall’asserire che la pappa sia sempre quella, cioè vecchia scuola col cantato in italiano, ecc... ma sono comunque persuaso del fatto che a parecchi questa pappa piaccia e piacerà ancora. E poi piace a noi, quindi, come dicono in lingua d’oïl, sti gran cazzi no?